Il far west del job title, ovvero come auto-nominarsi UX-qualcosa con successo

Tempo di lettura stimato: 4 - 7 minuti

C’era una volta l’ingegnere informatico, un’unica figura professionale che indossava il camice. Nel volgere di pochi anni i titoli professionali dei professionisti della comunicazione digitale sono impazziti. Con risultati ridicoli.

Consolidated/Convair Aircraft Factory San Diego Equipment

Consolidated/Convair Aircraft Factory San Diego Equipment

Nei primi anni Novanta, un giovane ricercatore del CERN di Ginevra, Tim Barners Lee, gettò le basi per il World Wide Web e da quel momento emerse l’esigenza di progettare tutta una serie di nuovi prodotti interattivi.

I primi ad occuparsi di progettazione per il web furono direttamente gli ingegneri informatici e gli sviluppatori di codice.

In seguito i progetti web –ma in generale prodotti interattivi– vennero affidati a team multidisciplinari ed i profili professionali cominciarono a distinguersi:

  • interaction designer
  • usability specialist
  • information architect
  • web designer
  • user experience designer

Se fino a poco tempo fa questa distinzione era piuttosto chiara e ben definita, oggi i titoli professionali sembrano essere imbizzarriti. Soprattutto nell’ambito della user experience.

Per comprendere meglio questo fenomeno, il Dr. David Travis1, User Experience Consultant in Userfocus, società che si occupa di user experience e usability, ha realizzato un sondaggio tra i progettisti per analizzare la composizione media del tipico job title ed ha riscontrato un interessante denominatore comune, tanto da poter coniare una vera e propria formula per il titolo professionale perfetto:

UX Job Title = Seniority + Practice Orientation + Role Orientation

Il job title viene mediamente ottenuto mescolando più o meno sapientemente gli ingredienti (valori) dei tre fattori:

Seniority Practice Orientation Role Orientation
Senior Usability Analyst
Junior User Centred Design Architect
Heavyweight User Experience (UX) Champion
Middleweight User Interface Consultant
Principal Human Factors Designer
Chief Visual Developer
Lead Content Director
Information Expert
Interaction Manager
Practitioner
Professional
Researcher
Specialist
Strategist

La scoperta di questa equazione ha spinto Aaron Weyenberg, User Experience Lead presso TED Conferences, a creare un generatore automatico di titoli UX2. Ecco alcuni dei risultati usciti dalla prodigiosa macchina, pronti per l’uso:

  • Middleweight Mobile Content Designer
  • Head Mobile Visual Evangelist
  • Principal Front End Design Specialist
  • Black Belt Front End Design Champion

Un contributo importante a questo dibattito, ma questa volta serio, arriva dall’Italia. Il gruppo italiano dell’IWA –International Webmasters Association, un’associazione di professionisti del web senza scopo di lucro3– ha di recente pubblicato un documento4 che

ha lo scopo di definire i profili professionali Europei ICT di terza generazione che siano maggiormente aderenti al settore del Web

Nel documento vengono messe nero su bianco le definizioni dei profili più comuni in ambito web, tra cui anche quello a noi caro dello user experience designer.

Per ogni profilo è possibile scaricare una scheda in cui sono contenuti, oltre alla definizione, approfondimenti sul tipo di documentazione prodotta, compiti principali, le attitudini personali e le relazioni con le altre figure professionali del web.

E’ vero che il campo in cui operiamo è relativamente recente e che i confini professionali e delle competenze sono molto sfumati, ma forse è necessario fare attenzione a cosa si scrive sul proprio biglietto da visita, perché job title particolarmente creativi e bizzarri possono alla fine risultare ridicoli ad un occhio esperto. Esattamente come quelli creati dal generatore automatico di Weyenberg.

Ecco, per esempio, alcuni esempi reali tratti da LinkedIn e Twitter:

  • UX director, architect, designer & program/project manager optimizing the fit between people, IT & the enterprise
  • Digital Strategist + Information Architect + Digital Humanist
  • Senior UX Design Lead
  • Visionary UX Strategist
  • UX Architecture & Usability Business Analyst
  • Digital UX planner
  • Application Designer travelling the world
  • User Focused Experience Designer and Consultant
  • Creative Information Architect
  • UX Interface Designer
  • UX Architect Freelancer
  • Global UX Designer
  • User Content Specialist Freelance
  • UX designer, information architect and codesign enthusiast fan
  • Lead UX Strategist
  • Information architect. Facilitator. Collaborator.
  • Information Architect & Web Lean Project Manager

 

E voi, cari colleghi UX-qualcosa, cosa ne pensate?

Approfondimenti

(1) Dr. David Travis, User Experience Consultant in Userfocus

(2) UX Job Title Generator di Aaron Weyenberg 

(3) Il sito dell’International Webmaster Association (IWA)

(4) Web Skills Profiles – versione 1.0 – Generation 3 European ICT Professional Profiles

Fabio Sirna

È un interaction designer che vive e lavora a Torino. Fotografo, type enthusiast e appassionato di tecnologia. Disegna ancora a matita.

12. marzo 2013 di Fabio Sirna
Argomento: Pensieri | 7 commenti


Altri articoli

Commenti (7)

  1. È un tema che viviamo direttamente in azienda per inquadrare le persone in ruoli professionali e dunque contratti… Specialmente perché avendo 16 persone distribuite su quattro team la questione esiste specialmente in fase di reclutamento.

    Alla fine nel marasma siamo andati verso la semplificazione su tre ruoli al di fuori di ogni specializzazione:

    Ux Architect
    Ux Designer
    Ux Researcher

    È così il tutto funziona al momento :)

  2. Sono una graphic designer analogica e ora, dopo un master in Architettura dell’Informazione e UX design, una Graphic / UX Designer o Visual Designer?

  3. Non credo di aver ben colto il punto (e questo non sarebbe poi una novità). A me comunque pare positivo che sia il job title a seguire (le attitudini del)la persona e non vice versa. Se un uso creativo del titolo permette una migliore comprensione del profilo, perché no?

  4. Mi sembra che la divisione architect/designer/researcher sia ottima per differenziare tre ruoli con caratteristiche piuttosto differenti, poi immagino che starà a chi fa il recruiting andare ad approfondire quali skills creano il candidato ideale per le specifiche esigenze dell’azienda. Alla fin fine è tutta colpa di Garrett che ha messo tutti sotto lo stesso cappello :-)

  5. Grande, l’ultimo sono io!
    Farei una distinzione tra ciò che si dichiara sui sn – anche di respiro professionale come LinkedIn – rispetto al job title che serve per l’inquadramento in team o organizzazioni.
    Comunicare una vision (da parte mia l’adozione di un approccio lean sulla progettazione web) è importante per trasmettere il proprio atteggiamento, specie in ambiti di lavoro in cui non si svolge sempre lo stesso ruolo, ma si devono vestire “abiti” diversi a seconda del progetto.

  6. Io sono dell’idea che nomi fantasiosi non siano segno di creatività, ma di competenze assenti da colmare con nomi più o meno vaghi.
    UX director, architect, designer & program/project manager optimizing the fit between people, IT & the enterprise è dire che fai tutto e nulla.
    Ux Director. Direttore dell’esperienza utente. Cosa fai, minacci gli utenti? architetto (di cosa?), designer, responsabile di programma e progetto, e per finire L’Enterprise, che metti che vuoi guidare nello spazio serve sempre.
    Molto in voga su LinkedIn la parola Manager al fondo. Tutti responsabili e direttori siamo.

    Io faccio l’UX director, architect, designer & program/project manager optimizing the fit between people, IT & the enterprise,

    e tu?

    Io Ingegnere Nucleare.

    Viva la semplicità.

  7. L’equazione di Travis è divertente, effettivamente siamo nel far west dei nomignoli.
    La mia impressione è che tutto questo sia un segno dei tempi, che va di pari passo alle richieste del mercato del lavoro.
    Le figure professionali ricercate per lo più devono possedere skill trasversali, saper fare tutto e saperlo fare meglio. E’ molto facile che chi offre i suoi servizi ad una azienda, ed è abituato a coprire molti ruoli, cerchi di valorizzarlo in qualche modo.
    Per me ben venga il multiworkingname, basta che sia veritiero :)

Lascia un commento

I campi segnati con * sono obbligatori