Il nuovo New Republic: leggere bene è una cosa seria

A meno di un anno dall’acquisizione da parte dell’enfant prodige Chris Hughes, il New Republic, la storica rivista liberal americana, rinnova struttura e layout con una attenzione particolare per la lettura. Un ventaglio di soluzioni raffinate e innovative, e qualche imprecisione.

The New republic Magazine

 

Chris Hughes, uno dei soci fondatori di Facebook, nel marzo scorso ha stupito il salotto buono dell’editoria statunitense1 acquistando niente meno che il New Republic, da 98 anni la rivista liberal più nota e autorevole. Hughes, oggi ventinovenne, si è insediato come editor-in-chief e si è posto subito l’obiettivo di svecchiare l’aura sacra del magazine, fondato nel 1914, eliminando o almeno mimetizzando l’arcaico – secondo lui – “The” dal nome della testata.

Uno dei primi interventi della nuova direzione è stato un redesign completo dell’offerta editoriale2. La rivista cartacea è stata ridisegnata affidando l’incarico a Dick Barnett, ex direttore creativo di Newsweek, dove è stato autore di un controverso restyling. L’obiettivo dichiarato è semplice quanto ambizioso, come sottolinea Mattia Ferraresi sul Foglio3:

salvare la forma dell’articolo, proteggerne lunghezza e complessità, valorizzare i nessi fra gli eventi, trascinare il dibattito pubblico invece di lasciarsi trascinare dal flusso anarchico delle news, mettere le idee sul gradino più alto della gerarchia giornalistica.

Dick Barnett (a sinistra) e Chris Hughes al lavoro sul nuovo layout del magazine.

Dick Barnett (a sinistra) e Chris Hughes al lavoro sul nuovo layout del magazine.

 

Nella cornice della strategia del nuovo posizionamento, il sito web newrepublic.com riveste un ruolo importante: è stato ripensato dalle fondamenta, con interventi radicali di architettura dell’informazione, interaction design e visual design.

Realizzato in HTML 5 e con un codice ricco di commenti, il sito ha un layout di tipo responsive con breakpoint per desktop, tablet e smartphone. Per gli utenti abbonati, è a disposizione un servizio che permette di interrompere la lettura di un articolo su un dispositivo e di riprenderla dallo stesso punto su un altro device. Solo per gli abbonati, inoltre, sono a disposizione i commenti.

Nella homepage risalta la scelta di grande sintesi del menu. La navigazione è limitata a 3 elementi, privi di sotto-menu: “Our Latest”, “Must-Read” e “Current Issue”. Il resto della navigazione è affidato a una classificazione dei contenuti mediante tag che sono parzialmente raccolti nel footer. Il campo “Search” per la ricerca risulta un po’ sacrificato.

Più in basso, sempre nella homepage, si scopre che esistono versioni quotidiane della pagina e che per navigarle è necessario agire su due piccole frecce rosse. Queste però risultano poco intuitive e troppo piccole, e – almeno durante la nostra prova – non sono esenti da difetti (non era possibile vedere pagine precedenti al 1 febbraio, ma avevamo già visto e salvato in precedenza la pagina del 28 gennaio).

Le frecce per la navigazione tra le edizioni giornaliere della homepage

 

La massima attenzione progettuale è stata data alla leggibilità degli articoli. La pagina di testo è chiaramente orientata alla lettura, come accade sempre più frequentemente con applicazioni quali Readibility, Pocket, Zite o Flipboard o in generale negli ebook reader. Il layout di lettura sembra applicare i consigli di Olivier Richenstein e Jeffrey Zeldman, di cui abbiamo trattato in passato in un post su The Interactive4.

Il font di lettura usato è Publico Text. Disegnato originariamente da Paul Barnes, era stato commissionato da Mark Porter e la Esterson Associates per Público, il quotidiano portoghese5. Qui è usato con font size generoso (16 pixel), ben spaziato e ben contrastato sul fondo bianco, con i link facilmente distinguibili.

Le note aggiuntive sono confinate in modo discreto all’esterno della colonna principale. Su tablet e smartphone, invece, le note laterali sono segnalate da un asterisco che, al tocco, apre un cassetto laterale contenente il testo.

Il cassetto laterale con le note nella pagina di un articolo.

Il cassetto laterale con le note nella pagina di un articolo.

 

Come corollario agli articoli, sono presenti alcuni tool di lettura: dimensione del carattere, segnalibro (per utenti abbonati), lettura assistita, più gli immancabili bottoni per condividere l’articolo su Facebook e Twitter. Selezionando parte del testo, appare un tooltip con le funzioni di share del contenuto evidenziato sui due social network.

La pagina dell’articolo risulta molto alta in verticale, a causa delle scelte tipografiche e della lunghezza degli articoli. Dopo il primo migliaio di pixel, la lettura non subisce più distrazioni di altri contenuti secondari: a favore del solo testo dell’articolo, delle poche immagini correlate significative, degli occhielli e di poco altro, vengono rimossi elementi superflui quali banner, link ad argomenti correlati, suggerimenti, widget, ecc. Compare invece in alto un menu aggiuntivo di tipo sticky, che comprende il logo della testata, il titolo dell’articolo e gli strumenti di lettura.

La sticky bar contenente il menu e i tool per la lettura degli articoli

La sticky bar contenente il menu e i tool per la lettura degli articoli

 

Nella pagina “Our Latest“, la soluzione scelta è la funzione di infinite scroll con effetto di lazy loading della lista degli articoli pubblicati in stretto ordine cronologico. In questa pagina, però, sarebbe stato preferibile aggiungere qualche funzione di navigazione in più, magari disponibile in un menu a scomparsa o ad accordion, per filtrare la lista che alla lunga appare poco usabile.

Un problema simile è presente nella pagina dei risultati della ricerca. Qui i risultati sono ordinati per rilevanza e non in ordine cronologico e non è possibile filtrare diversamente la lista degli articoli trovati. Così, cercando con termini ampi – abbiamo provato con “Obama” – si ottiene una lista di articoli senza una logica apparente. Probabilmente per ragioni tecniche legate alla staticizzazione dei contenuti, compare la paginazione e non più l’infinite scroll.

Su smartphone, almeno durante la nostra visita, l’icona del menu, in alto a sinistra, invece di aprire un popup menu, funziona come un link alla homepage. In qualche punto il layout di tipo responsive risulta non allineato.

Il sito è senza dubbio un po’ acerbo e non esente da errori, che possono facilmente essere corretti in release successive, anche se una sessione di test in più avrebbe evidenziato parecchi dei bug che abbiamo rilevato alla prima visita.

Newrepublic.com è però un sito coraggioso e innovativo, che costituisce una avanguardia tra i siti editoriali con l’uso di tecniche e pattern molto attuali: lo scopo di portare in primissimo piano il contenuto testuale, di facilitare le lettura degli articoli è raggiunto brillantemente, e per questo il sito dovrebbe essere considerato un riferimento per il futuro.

 

Approfondimenti

(1) Un articolo del New York Times sull’acquisizione di The New Republic da parte di Chris Hughes.

(2) Ancora dal New York Times, l’articolo sulla presentazione del restyling del New Republic.

(3) L’articolo di Mattia Ferraresi del 29 gennaio 2013: Al New Republic la carta canta.

(4) Abbiamo parlato di leggibilità in un post su The Interactive. Jeffrey Zeldman ha spiegato il redesign di A List Apart in un post sul suo sito.

(5) Il sito del quotidiano Publico usa il font omonimo. La pagina del font Publico sul sito di Paul Barnes e sul sito di Commercial Type.

 

Foto: Wikipedia, New York Times

About Alberto Conte

E' Information Architect e Interaction Designer. Vive e lavora a Torino. Appassionato di comunicazione, design, tecnologie e delle loro relazioni.

07. febbraio 2013 by Alberto Conte
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