iWitness di Adaptive Path: il case history di un ragionevole approccio Agile

Jesse James Garrett ha presentato a UX Week 2012 la sua ultima creazione, un potente social media tool basato su localizzazione e cronologia. Il processo di sviluppo è un buon esempio di applicazione del metodo Agile. Con le dovute cautele e le necessarie premesse.

All’inizio di novembre, Adaptive Path1, l’agenzia di User Experience di San Francisco, ha pubblicato i video integrali di buona parte degli interventi2 che si sono susseguiti durante l’ultimo UX Week, lo scorso agosto.

(Vale la pena sottolineare qui il grandissimo valore della divulgazione di contributi così rilevanti per la crescita professionale del nostro intero settore. Per questo iniziative di pubblicazione gratuita come quelle di Adaptive Path, secondo noi, vanno sempre applaudite e accolte con gratitudine).

Tra gli interventi, quello di Jesse James Garrett3, co-fondatore e Chief Creative Officer di Adaptive Path, riporta un interessante case history sull’applicazione della metodologia Agile alla progettazione della user experience.

Jesse James Garrett

Jesse James Garrett a UX Week 2012

iWitness4 è il tool finanziato dalla Knight Foundation5, in qualità di vincitore nel giugno del 2011 del Knight News Challenge6. È uno strumento capace di aggregare contenuto user-generated proveniente dai social media (per ora Twitter e Flickr) durante i grandi eventi: foto, video e messaggi in una interfaccia semplice ed efficace. Dopo un anno di lavoro, Garrett ha presentato al pubblico e alla fondazione Knight il proprio prodotto finito.

Il processo di design è partito dall’analisi degli utenti di riferimento, i social media editor che lavorano nelle redazioni di piccole e grandi testate giornalistiche: persone che operano a contatto con i più diffusi social network e che sono responsabili della comunicazione verso i social media e delle informazioni tratte da essi.

Gli aspetti geografici e quelli cronologici sono state le chiavi della user interface, da subito immaginata come amichevole, non basata sul freddo pattern standard di search e results.

iWitness - user interface

L’interfaccia utente di iWitness

Il metodo di lavoro adottato è stato di tipo Agile, ovvero basato su iterazioni parziali successive tra il gruppo di designer e il gruppo degli sviluppatori. Dopo un paio di giornate di lavoro a team riuniti è stato possibile definire lo scopo del progetto, mediante una serie di schizzi e documenti (scritti a mano) snellissimi. Poi i gruppi si sono separati per lavorare per sprint successivi, di un paio di settimane ciascuno.

Alla domanda chiave “Qual è il miglior momento possibile per fare un errore nel processo di sviluppo di un prodotto”, la risposta è normalmente “Quando rimediare costa il meno possibile”. Secondo Garrett i designer tendono ad argomentare che il momento migliore è durante la fase di disegno, quando non si è ancora iniziato a sviluppare codice.

Code is expensive, drawing is cheap

L’approccio Agile, invece, sostiene che anche disegnare può essere costoso quando ci si affeziona troppo al proprio disegno, perchè si spende troppo tempo in dettagli prima di verificare in concreto le funzionalità proposte. Allo stesso modo, anche eccedere nello sviluppo può essere rischioso, in termini di costo:

Code can be cheap if you don’t do too much at once

Nello sviluppo di iWitness, Garrett si è sforzato di lavorare in sessioni di design totalmente trasparenti e aperte agli svilupatori, per raccogliere immediatamente feedback di fattibilità sulle soluzioni proposte e ha affidato a semplici schizzi a mano e fogli di appunti la documentazione del progetto.

Oltre al principio di “minimo vitale di prodotto” (il risultato dello sprint descritto dal metodo Agile), il team di Garrett ha definito anche un “minimo vitale di documentazione” per rendere più efficiente possibile la comunicazione e ridurre al minimo le necessità di stesura di documenti.

Garrett stesso racconta come questo processo non sempre abbia funzionato: il team era piccolo e affiatato, e assegnato continuativamente allo stesso progetto, come richiede Agile, ma sono capitati momenti in cui le intenzioni non sono state comunicate correttamente al team e sono nate incomprensioni o ritardi.

Infine, una fase importante dello sviluppo di iWitness è stato il test con i reali utenti finali – i social media editor delle più importanti testate americane, come il Wall Street Journal o il Washington Post – da cui sono arrivati feedback efficaci per modifiche in corso d’opera e la chiusura del progetto.

Il processo che ha portato alla creazione di iWitness è quasi ideale, fatto di un budget di tutto rispetto, un anno di lavoro a disposizione, la situazione di self-client (ovvero in pratica nessun committente da assecondare) e un piccolo gruppo di lavoro, molto affiatato e concentrato sugli obiettivi e sui tempi, secondo la logica Agile. Un gruppo, va detto, in cui il project owner era anche a capo del design, e questo aspetto senza dubbio ha avuto un peso nelle decisioni finali.

Sono condizioni raramente ripetibili, quasi ideali. Il case history, tuttavia, insegna almeno a sforzarsi per costruire intorno al team le migliori condizioni di lavoro e fare in modo di adottare approcci o metodologie che anche solo tendenzialmente migliorino il processo progettuale e produttivo.

 

 

Approfondimenti

(1) Il sito dell’agenzia Adaptive Path, San Francisco

(2) Tutte le conferenze di UX Week 2012, in video

(3) La pagina su Wikipedia EN di Jesse James Garrett

(4) La pagina di iWitness sul sito di Adaptive Path

(5) Il sito della Knight Foundation

(6) La pagina del Knight News Challenge 2011 

 

Foto e illustrazioni: Adaptive Path, Vimeo

 

 

About Alberto Conte

E' Information Architect e Interaction Designer. Vive e lavora a Torino. Appassionato di comunicazione, design, tecnologie e delle loro relazioni.

08. gennaio 2013 by Alberto Conte
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