Jared Spool e l’anatomia delle decisioni di design

I migliori progetti derivano da una concatenazione di buone decisioni. Jared Spool delinea i cinque approcci di design che possono generare grandi (o pessimi) risultati.

Jared Spool

Jared M. Spool è il fondatore e il CEO di UIE – User Interface Engineering1, la società di consulenza e ricerca con sede a North Andover –a nord di Boston, in Massachusetts– specializzata in usabilità di prodotti e siti web. Oltre che autore di alcuni libri2, è uno speaker piuttosto richiesto, invitato alle principali conferenze internazionali di user experience e design, per la sua riconosciuta esperienza e autorità nel campo.

User Interface Engineering organizza due delle conferenze internazionali di maggior prestigio, in cui si danno appuntamento i principali esperti di usabilità, design, mobile e digitale in generale: la User Interface Conference3, giunta alla diciassettesima edizione appena conclusa a Boston, e la UX Immersion Conference 4, focalizzata su Agile e mobile. Inoltre organizza i Virtual Seminars6, presentazioni video a pagamento con cadenza mensile, su temi specifici.

Jared Spool è una vera personalità del settore, in cui opera dal 1978, ed è un relatore istrionico e divertente: sa tenere il palco con grande disinvoltura e ironia, e allo stesso tempo i suoi interventi sono sempre densi e curati.

Una delle sue conferenze più rilevanti è “Anatomy of a Design Decision6 tenuta per la prima volta nel 2010 a Seattle, Washington, in occasione di An Event Apart7, l’evento diretto da Eric Meyer e Jeffrey Zeldman. La conferenza è stata poi replicata, come una piece teatrale di grande successo –con solo qualche piccola variante–  in diverse altre occasioni, tra le quali le successive tappe di An Event Apart del 2010, le conferenze  SXSW-South by Southwest Interactive8 di Austin e l’IxDA di Washington9 nel 2011, e infine in occasione di Webstock10, a Wellington, Nuova Zelanda, all’inizio del 2012.

Grazie a 5 anni di ricerca sul campo, Spool ha analizzato come i designer prendono le loro decisioni e come questo abbia effetto sul prodotto finito. Nella presentazione “The Anatomy of a Design Decision” ne illustra le modalità più tipiche. Un prodotto di design è il frutto di un insieme concatenato di decisioni, anche apparentemente insignificanti, ed è da qui che deriva un prodotto buono o scadente. Spool identifica cinque differenti modalità di decisione che altro non sono se non le principali tipologie di design: dal self design all’experience design, in una progressione di approcci via via più raffinati, produttivi, redditizi e anche -va detto- costosi.

The best designs come from not one, but hundreds of well-made decisions. The worst designs arise out of hundreds of poorly-made decisions. All that stands between you and a great design is the qualify of your decisions.

Design Decision Styles

Design Decision Styles

Alla base della progressione si trova l’unintentional design, ovvero il grado zero del design, il design delle cose fatte da chi non ne tiene conto o da chi non ha la preparazione o l’esperienza sufficienti.

Il self design è l’approccio di chi sostanzialmente progetta per se stesso, come i casi eccellenti di 37signals11: prodotti utili, funzionali e realizzati con la passione di chi intende per prima cosa creare una soluzione per sè e solo secondariamente per una comunità di utenti che hanno pari interessi e bisogni.

Il genius design è il design prodotto da chi è esperto di una certa materia e realizza prodotti con piena consapevolezza: raramente questo approccio produce errori, ma è limitato al campo di competenza del gruppo dei progettisti.

Quando all’esperienza dei designer si aggiunge l’attenzone per le esigenze dell’utente, mediante ricerche teoriche e sul campo, si ha l’activity-focused design, il design che risponde alla richiesta di features per risolvere un determinato insieme di problemi.

Il livello più alto dell’analisi di Spool è rappresentato dall’experience-focused design, ovvero dal design effettivamente incentrato sull’esperienza a 360° per l’utente e non solo sulle features. Quando il design riesce ad abbracciare tutti gli aspetti del rapporto tra brand e utente, uscendo dai confini del singolo prodotto.

A parte il design involontario, nessuno degli approcci successivi produce di per sè errori o capolavori. Spool presenta ottimi esempi per ciascun caso. Il pregio della sua riflessione sta nel sottolineare la consapevolezza che tutti i design devono porre nel loro lavoro: occorre non limitarsi solamente ad approcci autoreferenziali o basati sulla ripetizione di modelli consolidati, perchè se da un lato la ricerca di un approccio basato maggiormente sull’utente e la sua esperienza complessiva è più difficile e dispendiosa, dall’altro ripaga sempre con grandi risultati.

La conferenza dura poco più di un’ora, ma il tempo impiegato è molto ben ripagato.

Approfondimenti

(1) Il sito di UIE – User Interface Engineering

(2) I libri di Jared Spool su Amazon.it

(3) Il sito di UI17 – user Interface Conference 2012, che si è svolta i primi giorni di Novembre. I video di 10 interventi saranno disponibili a breve, a pagamento.

(4) Il sito della UX Immersion Conference 2012. I video degli interventi sono disponibili a pagamento.

(5) La sezione del sito di UIE relativa ai Virtual Seminars

(6) Sul sito di IUE sono disponibili le slide della conferenza “Anatomy of a Design Decision”

(7) Il sito della serie di conferenze An Event Apart, per “gente che fa websites”

(8) Il sito di SXSW – South by Southwest Interactive Austin, Texas

(9) La pagina della conferenza all’IxDA – Washington

(10) La pagina di Spool e del suo speech a Webstock 2012 

(11) 37signals è l’agenzia che ha creato applicazioni web come Basecamp e Highrise.

 

Foto e illustrazioni: UxCamp OttawaUIE

About Alberto Conte

E' Information Architect e Interaction Designer. Vive e lavora a Torino. Appassionato di comunicazione, design, tecnologie e delle loro relazioni.

15. novembre 2012 by Alberto Conte
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